Il valore delle imprese italiane

Gennaio 23, 2015

Un buon proposito per il nuovo anno sarebbe quello di capire quanto le imprese italiane valgono e riferire la notizia al mondo intero. L’orgoglio italiano non deve essere frenato dal pessimismo che dilaga in questi ultimi anni.

Roberto Snaidero, presidente di Federlegno Arredo, è convinto che le aziende italiane abbiano dei punti di forza riconosciuti e stimati anche all’estero, dopotutto siamo il Paese dell’eccellenza in quando a innovazione, design e qualità delle materie prime.  Dovremmo esserne convinti anche tutti noi italiani per superare questi anni di crisi. Il Ministero dell’Economia ha divulgato una lettera in cui viene riportato ciò che di positivo non viene detto sull’Italia. Per questo, il cambio d’atteggiamento è il primo passo da compiere: consapevolezza dei propri problemi ma coscienza di possedere le capacità necessarie per affrontarli.

Di seguito viene riportata l’intervista fatta da Silvia Becciu a Roberto Snaidero.

Orgoglio italiano contro il pessimismo”: non c’è male come augurio di Natale…
Mi sono stufato del nostro piangerci addosso. In giro per il mondo, quando mi presentano come il presidente del Salone del Mobile e di FederlegnoArredo, mi guardano con ammirazione e, direi, invidia. Tutti riconoscono che nessun Paese ha l’eccellenza, in quanto innovazione e design, che abbiamo noi.

Quindi?
Allora penso che c’è qualcosa che non quadra… Come mai noi italiani dobbiamo sempre sbattere la testa contro il muro per renderci conto – parlo del mio settore, ma sono sicuro che vale anche per altri – che abbiamo una forza che all’estero non c’è?

Nella lettera parla di “Stato spesso asfissiante, burocrazia che tende ad uccidere qualunque slancio o desiderio di costruzione, irresponsabilità nella gestione della cosa pubblica”…
In tanti danno giudizi e propongono soluzioni ai problemi che abbiamo in Italia. Io sono convinto che la prima cosa da cambiare è l’atteggiamento. Dobbiamo essere forti e andare avanti con la testa alta, sapendo che alle spalle abbiamo questi problemi, ma coscienti soprattutto di avere i punti di forza necessari per affrontarli.

Quali sono questi punti di forza?
La cultura innanzitutto. Tra poco andrò negli Stati Uniti: la loro cultura d’impresa è più che altro business, la nostra, venendo da molto lontano, è connessa con tutte le dimensioni dell’uomo: creatività, relazionalità, capacità innovativa, attenzione al particolare, grande sensibilità alla bellezza. E per questo, ripeto, grande capacità di creare soluzioni ai problemi.

A proposito di Stati Uniti, come va il mercato americano?
Per il nostro settore il mercato americano ha segnato nel 2014 un 9% in più rispetto al 2013. È un mercato che continua essere molto sensibile al made in Italy, ed è per noi molto importante, anche in considerazione di quello che sta succedendo in Russia con la caduta del rublo e con gli embarghi che, pur non avendo toccato il nostro settore, si sono fatti sentire.

A New York presenterà il Salone del Mobile di Milano. Poi parteciperà a una kermesse culturale, il New York Encounter…
Sono stato l’anno scorso per la prima volta al New York Encounter, mi è piaciuta la filosofia che vi ho trovato: voglia di riflettere, di dialogare, di fare. Ho trovato una grande energia positiva. Così, quest’anno approfitto del fatto di essere a New York e ci torno, anche perché mi hanno invitato a parlare.

Cosa ci fa un imprenditore italiano a una tre giorni di incontri culturali in America?
Il tema generale dell’evento è “Alla ricerca del volto umano” e sarà affrontato in vari campi, nella scienza, nell’educazione, nella religione, nell’economia, nell’arte, ecc. In un incontro dedicato al significato del lavoro umano, gli organizzatori hanno pensato di inserire una testimonianza sul made in Italy, come esempio, apice di un’idea di lavoro in cui l’uomo è al centro. E che vale soprattutto adesso.

In che senso?
Noi italiani abbiamo la forza di riuscire a dare quel significato diverso anche nei momenti peggiori. Questa caratteristica ci appartiene. Questo vorrei riuscire a trasmettere anche ai giovani che incontrerò a New York.

Pensa che i giovani americani siano interessati?
Noi siamo i primi a parlarci male addosso, ma è importante che i giovani invece capiscano che la cultura che abbiamo alle spalle ha un valore, anche per loro. Ci tengo a trasmettere quello che sento del mio Paese e della nostra eccellenza nel legno-arredo. Se nel mondo mi invidiano per ciò che rappresento e porto, è perché vedono qualcosa di corrispondente.

A proposito dei fatti recenti di casa nostra, qual è la sua valutazione sul Jobs Act? Può considerarsi un inizio reale di una riforma del mercato del lavoro in Italia?
È certamente un inizio. Occorre rivedere le norme che regolano il mercato del lavoro perché i tempi sono cambiati. Non possiamo dimenticare che abbiamo perso il 30% del nostro fatturato complessivo dal 2007 a oggi, soprattutto a causa del crollo del mercato interno. Non solo manca il lavoro, ma stanno anche cambiando le competenze richieste dal mercato.

Come se ne esce secondo lei?
Resta comunque fondamentale rilanciare i consumi in Italia, ma le aziende del legno arredo stanno cercando di compensare il default del mercato nazionale sviluppando i mercati esteri. Questo riassestamento implica l’esigenza di nuove figure professionali che siano in grado di andare in tutto il mondo a vendere adeguatamente il design italiano. È per questo che stiamo investendo così tanto sulla formazione professionale al nostro Polo Formativo in Brianza.

Come si può riuscire a rilanciare il consumo interno?
Un esempio che riguarda il mio settore è il bonus mobili, un incentivo all’acquisto dei mobili, la cui spesa può essere detratta nella dichiarazione di redditi… Questa è un’opportunità di crescita per il nostro settore per il prossimo anno.

Cos’altro?
Ci sarebbero molte cose da fare. Ma anche qui io credo che occorra soprattutto un cambio di mentalità: chi ha l’onere di governare deve poter lavorare senza che qualcuno gli salti addosso a ogni passo, cosa che ormai sembra invece un vizio consolidato.

Anche qui un atteggiamento diverso…
Sembra siano diventati tutti economisti, psicologi dell’economia… Come se non fosse chiaro che occorre un tempo congruo per fare le cose…

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