Circolare interpretativa – Contratto di lavoro a tempo determinato e di somministrazione di lavoro

Novembre 09, 2018

Si informa che il Ministero del Lavoro, in data 31 ottobre 2018, ha pubblicato la Circolare n. 17 al fine di fornire dei primi chiarimenti in merito alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato e in somministrazione di lavoro, alla luce delle modifiche apportate dal Decreto Dignità (decreto-legge n. 87/2018) e dalla relativa Legge di conversione n. 96/2018.

CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO

 Durata

Tranne i casi in cui i contratti collettivi di lavoro, ancorché sottoscritti anteriormente all’entrata in vigore della riforma, non disciplinino una durata superiore, le modifiche apportate dal Decreto prevedono la riduzione da 36 a 24 mesi della durata massima dei contratti a tempo determinato.

Ci si riferisce in tal senso ai contratti stipulati tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, anche per effetto di una successione di contratti o di periodi in somministrazione di lavoro a tempo determinato, per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale, indipendentemente dai periodi di interruzione tra un rapporto e l’altro.

È fondamentale, quindi, considerare lo storico dei rapporti intrattenuti con il lavoratore, che comprende tutti i contratti a tempo determinato in qualsiasi tempo realizzati, e i contratti di somministrazione intercorsi tra i medesimi soggetti dal 18 luglio 2012 (data di entrata in vigore della legge Fornero), al fine di conteggiare correttamente il periodo temporale disponibile per l’istaurazione dell’eventuale ulteriore contratto a termine.

 Causali

Le parti possono liberamente stipulare un contratto a termine di durata non superiore a 12 mesi, mentre laddove la durata sia superiore a 12 mesi diviene obbligatoria l’indicazione di una delle seguenti causali:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
  • esigenze di sostituzione di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

 Proroghe e Rinnovi

È possibile effettuare un massimo di 4 proroghe di un contratto a termine fino a raggiungere la durata complessiva di 24 mesi:

  • senza bisogno di indicare una causale, nel caso in cui la durata complessiva del rapporto prorogato sia pari o inferiore a 12 mesi;
  • indicando una causale se la durata complessiva del rapporto superi i 12 mesi.

In questo caso le successive proroghe dovranno indicare sempre la stessa causale usata nella prima proroga, in quanto il presupposto di tale istituto è che restino invariate le ragioni che avevano giustificato inizialmente (o al superamento dei 12 mesi iniziali) l’assunzione a termine.

Qualora si cambiasse la causale si ricadrebbe nella disciplina del rinnovo, anche se ciò avvenisse senza soluzione di continuità rispetto al precedente rapporto.

Ad esempio:

  • stipula di un contratto a tempo determinato in sostituzione di maternità per la durata di 10 mesi; proroga di 2 mesi per motivi produttivi. In tal caso il contratto prorogato è considerato un rinnovo.

Il rinnovo del contratto presuppone la cessazione del rapporto precedente e la riassunzione – dopo il decorso degli intervalli temporali previsti dall’art. 21, co.2 del D.lgs 81/2015 – e deve riportare sempre la causale giustificatrice, a prescindere dalla durata complessiva dei rapporti.

Per stabilire se sia necessaria l’apposizione della causale si dovrà tener conto, quindi, della durata complessiva dei rapporti di lavoro a termine già intercorsi e del rapporto che si intende eventualmente prorogare o rinnovare.

A titolo esemplificativo:

  • primo contratto a termine, in corso, della durata di 5 mesi; lo si vuole prorogare per altri 4 mesi. La durata complessiva è di 9 mesi: non sarà necessaria alcuna causale.
  • Primo contratto a termine, in corso, della durata di 10 mesi; lo si vuole prorogare per altri 3. La durata complessiva è di 13 mesi: occorre la causale giustificatrice della proroga.
  • Rapporto precedente, cessato, della durata di 4 mesi; successivo contratto (rinnovo) della durata di 6 mesi. La durata complessiva è di 10 mesi: ma trattandosi di rinnovo andrà comunque apposta la causale giustificatrice.
  • Rapporto precedente, cessato, di 6 mesi; successivo contratto (rinnovo) della durata di 10 mesi. La durata complessiva è di 16 mesi: occorre la causale giustificatrice.

 Forma scritta del termine

Il termine deve essere necessariamente indicato in forma scritta. Permane la possibilità di non indicarlo espressamente solo con riferimento a quei casi in cui l’apposizione del termine possa desumersi indirettamente dalla causale del contratto stesso, come in caso di sostituzione della lavoratrice in maternità di cui non è possibile conoscere, ex ante, l’esatta data di rientro al lavoro, sempre nel rispetto del termine massimo di 24 mesi. In tali ipotesi il termine non è determinato, ma determinabile.

 Contributo addizionale a carico del datore di lavoro

Il Ministero del Lavoro ha chiarito che il contributo addizionale a carico del datore di lavoro pari all’1,4 % applicato ai contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, anche in somministrazione, è incrementato dello 0,5 % a ogni rinnovo.

  • Esempio contratto rinnovato una volta: 1,40 % + 0,5 % = 1,9 %, a cui andrà aggiunto nuovamente un incremento di 0,5 % a ogni ulteriore rinnovo.
  • Esempio contratto rinnovato 3 volte: 1,40 % + 0,5 % = 1,9 %+ 0,5 % = 2,4%+ 0,5 % = 2,9%.

In merito si attendono le necessarie istruzioni dell’Inps per l’applicazione pratica della misura contributiva.

SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO

Nessuna limitazione è stata introdotta con riferimento ai lavoratori assunti a tempo indeterminato dal somministratore (staff leasing) e inviati in missione sia a tempo indeterminato che a termine presso gli utilizzatori. In questo caso non vi sono limitazioni in ordine alla durata e all’indicazione delle causali, salvo il rispetto dei limiti quantitativi previsti dall’art. 31 del D.lgs 81/2015.

Per quanto concerne invece i lavoratori assunti a tempo determinato dal somministratore, il decreto-legge 87 ha esteso la disciplina generale prevista per i contratti a termine, salve le norme in materia di intervalli temporali, c.d. stop and go, i limiti quantitativi e il diritto di precedenza.

 Periodo massimo di occupazione

La durata massima complessiva del rapporto di somministrazione a tempo determinato è di 24 mesi. Al fine del computo, vanno considerati anche i pregressi rapporti lavorativi svolti sia come lavoratore diretto che come somministrato presso la medesima azienda utilizzatrice, per mansioni di pari livello e categoria legale.

Non vengono cumulati a tal fine, invece, i periodi di somministrazione a termine svolti versi diversi utilizzatori.

 Condizioni (causali)

  • In caso di durata della somministrazione a tempo determinato per un periodo pari o inferiore a 12 mesi non è necessaria alcuna causale giustificatrice;
  • In caso di precedente rapporto di lavoro a termine di durata inferiore a 12 mesi, un eventuale periodo successivo di missione presso lo stesso soggetto richiede sempre l’indicazione delle motivazioni in quanto tale fattispecie è assimilabile a un rinnovo;
  • In caso di precedente rapporto di lavoro a termine di durata pari a 12 mesi, è possibile svolgere per il restante periodo e tra i medesimi soggetti una missione in somministrazione a termine, specificando una causale giustificatrice;
  • In caso di un periodo di missione in somministrazione a termine fino a 12 mesi, è possibile per l’utilizzatore assumere il medesimo lavoratore direttamente con un contratto a tempo determinato per una durata massima di 12 mesi indicando la relativa causale.

La verifica delle causali giustificatrici si effettua sempre con riferimento all’azienda utilizzatrice e non rispetto all’agenzia di somministrazione.

 Limite quantitativo di lavoratori somministrati

In merito ai limiti di contingentamento legale introdotti dal Decreto Dignità,

  • resta confermata la percentuale massima del 20% di contratti a termine rispetto al numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al primo gennaio dell’anno presso l’utilizzatore;
  • possono altresì essere contemporaneamente presenti nell’azienda utilizzatrice, entro la percentuale complessiva massima del 30% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al primo gennaio dell’anno, anche lavoratori inviati in missione per somministrazione a termine.

A titolo esemplificativo:

  • se è presente il 20% di lavoratori a termine, si potrà ricorrere fino al 10% di lavoratori in somministrazione a tempo determinato rispetto al numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al primo gennaio dell’anno;
  • se è presente il 5% di lavoratori a termine, si potrà ricorrere fino al 25% di lavoratori in somministrazione a tempo determinato rispetto al numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al primo gennaio dell’anno.

Sono esclusi dall’applicazione dei predetti limiti:

  • lavoratori somministrati che provengono dalle liste di mobilità;
  • disoccupati che fruiscono almeno da 6 mesi di un trattamento di disoccupazione non agricola o di altri ammortizzatori sociali;
  • soggetti svantaggiati e molto svantaggiati.

Tale norma si applica salva diversa previsione dei CCNL applicati dall’utilizzatore.

 Fine periodo transitorio

Essendosi concluso il periodo transitorio previsto in sede di conversione del decreto-legge il 31 ottobre 2018, dalla data del 1° novembre c.a. trovano piena applicazione tutte le disposizioni introdotte con la riforma.

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Come detto il contratto a tempo subordinato si caratterizza per l apposizione di un termine. La durata del rapporto di lavoro a tempo determinato tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria, non puo comunque superare i 36 mesi comprensivi di proroghe e rinnovi salvo diverse disposizioni dei contratti collettivi e nelle attivita stagionali. Superato questo limite per effetto di un unico contratto o di una successione di contratti, il contratto si trasforma a tempo indeterminato.  Un ulteriore contratto a tempo determinato della durata massima di dodici mesi, puo essere stipulato presso la Direzione territoriale del lavoro.

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